Todi


Todi, l’antica Tuder, sorge su un colle circondato dai torrenti Naia e Rio, affluenti del Tevere, che scorre pochi chilometri ad ovest della città. Fu uno dei centri più importanti dell’Umbria antica, la VI regione d’Italia nella divisione augustea della fine I secolo a.C., limitata ad ovest dal corso del Tevere ed estesa ad est fino all’Adriatico in un’area corrispondente alla parte settentrionale delle attuali Marche.
Dall’inizio del VI secolo d.C. fu sede di un presidio prima goto poi bizantino ma a causa della sua posizione di confine la titolarità bizantina non si affermò mai stabilmente.
Nel 1202 fu istituita la carica del podestà e nel 1275 fu emanato il primo statuto della città. Il territorio del Comune si accrebbe gradualmente a spese dei centri confinanti nonostante le lotte intestine tra la famiglia guelfa degli Atti e quella ghibellina dei Chiaravalle.
L’indipendenza comunale terminò all’inizio del Cinquecento con la riaffermazione del potere pontificio operata da papa Alessandro VI con il concorso militare del figlio Cesare Borgia, che a Todi annientò la fazione ghibellina. Da questo momento e per quasi un secolo la vita cittadina fu dominata dalla famiglia Cesi, i cui esponenti furono per quattro volte consecutive vescovi della diocesi tuderte. Ad Angelo, vescovo dal 1566 al 1606, spetta il grandioso progetto di rinnovamento urbano, solo in parte attuato, con il quale si concluse il processo di costruzione della città.
Condividendo le sorti di tante città dello Stato pontificio, a partire dal XVII secolo anche Todi venne relegata ad un ruolo marginale e la sua economia nei successivi due secoli si basò essenzialmente sull’agricoltura. Soltanto in epoca postunitaria, con l’amministrazione sabauda, si è registrata un’inversione di tendenza, i cui segnali sono stati l’incremento del settore manifatturiero, l’ammodernamento di quello agricolo e l’inaugurazione della ferrovia Todi-Umbertide nel 1915.