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Gubbio
Gubbio sorge alle pendici del monte Ingino, alla confluenza dei torrenti Camignano e Cavarello, in posizione dominante sulla valle del fiume Saonda. Gli antichi abitanti di Iguvium erano di stirpe umbra, popolo distinto per lingua e per cultura dai vicini Etruschi, stanziati ad occidente del Tevere.
Importante per lo sviluppo della città fu la vicinanza con il passo appenninico della Scheggia e quindi con la via Flaminia, inaugurata nel 220 a.C.
Legata a Roma già dal III secolo a.C. e divenuta nel 90 a.C. municipio, fu inclusa nella VI regione augustea, l’Umbria, limitata ad ovest dal Tevere ed estesa fino all’Adriatico, nella parte corrispondente alle attuali Marche settentrionali. Distrutta durante la guerra greco-gotica, con l’occupazione longobarda dall’Italia restò per lo più sotto il controllo imperiale, rientrando nel cosiddetto “corridoio” bizantino che collegava Roma a Ravenna.
Tra il 1130 e il 1160, durante la reggenza vescovile di Ubaldo Baldassini, poi riconosciuto come santo patrono della città, Gubbio si affermò come centro egemone di un vasto territorio e in grado di fronteggiare nel 1151 l’aggressione della lega delle città vicine capeggiata da Perugia. I contrasti con Perugia si acuirono nel secolo successivo e sfociarono in un conflitto vinto nel 1217 dalla parte avversa. Dalla seconda metà del Duecento la preponderanza della fazione guelfa garantì un periodo di stabile prosperità, testimoniato anche dal rinnovamento edilizio della città. Decenni travagliati iniziarono con il colpo di mano di Giovanni di Cantuccio Gabrielli, che fu signore di Gubbio tra il 1350 e il 1354, anno della restaurazione pontificia del cardinale Albornoz. Falliti alcuni tentativi di riconquista dell’indipendenza, gli eugubini si sottomisero nel 1384 ai Montefeltro signori di Urbino, di cui condivisero le fortune per tutto il XV secolo. Salvo brevi interruzioni, per interventi dei Malatesta e del duca Valentino, la città rimase sotto il dominio dei Montefeltro fino al 1508, anno in cui passò ai Della Rovere. Nel 1631 divenne parte dello Stato pontificio, di cui condivise le sorti fino all’annessione, nel 1860, al Regno d’Italia.
Dal secondo dopoguerra hanno ricevuto particolare impulso le tradizionali attività artigianali della ceramica e della lavorazione del legno e del ferro battuto, spesso ospitate all’interno del centro medievale cittadino, così contribuendo anche al ripopolamento e alla riqualificazione urbanistica.


